Spesso mi è capitato di essere invitata a visitare i giardini di ville, case di campagna o sale ricevimenti. Chi segue il mio blog conosce già il mio amore per la natura e immagina quanto io apprezzi gli spazi aperti arredati con le piante. Tale apprezzamento è condiviso da tanta altra gente che si diletta, avendone la possibilità economica, a realizzare giardini e parchi. In tali spazi, spesso, si ritrovano notevoli quantità di pietre lavorate che ben si addicono a completare ed abbellire il giardino. Negli anni mi è capitato di vedere di tutto. Frequentemente mi sono imbattuta in vialetti lastricati di antiche chianche. Spesso ho apprezzato la bellezza di panchine realizzate con antiche lastre di pietra che per effetto della lavorazione manuale e della patina del tempo conferiscono all'ambiente un'atmosfera rustica e rilassante. Talvolta mi sono stupita nel ritrovare gli elementi architettonici più disparati disseminati, così, senza una funzione definita, tra le siepi a far bella mostra di se. Occasionalmente poi ho visto stemmi nobiliari scolpiti su antiche pietre, di certo riportanti le insegne araldiche di famiglie diverse da quelle dei detentori, collocati nei posti più strani e improbabili. Certamente le stesse cose avrete visto anche voi e anche voi vi sarete domandati quale fosse la provenienza di questi oggetti. Io che ho la "faccia tosta" in qualche circostanza l'ho posta quasta domanda. Ho ricevuto sempre risposte sdegnate che mi rassicuravano sulla liceità dell'acquisto e ribattevano affermando che un antico stipite di pietra si trova più al sicuro in un giardino, dove è protetto e coccolato, che nel luogo dove è nato dove vivrebbe vita incerta e rischierebbe di andare distrutto. Quanta generosità! Concludo dicendo che di certo non tutte le pietre antiche che troviamo nei giardini sono di provenienza furtiva ma molte di esse certamente lo sono. Allego alcune foto che documentano furti di pietre a Torre di Spoto.
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lunedì 4 gennaio 2010
mercoledì 30 dicembre 2009
Edicole votive di campagna
Vi siete mai soffermati ad osservare le edicole votive superstiti che si trovano nelle nostre campagne? Certo, transitando con le autovetture la cosa è un pò difficile e sottrae attenzione alla guida, quindi non fatelo. Se invece vi trovate a passeggiare per le strade vicinali o fate un bel giro in bicicletta vi invito a fermarvi ed a riscoprire la bellezza di questi testimoni della devozione popolare dei tempi andati. La conformazione tipica dell'edicola votiva è quella del pilastro, realizzato in pietra o tufo, sormontato da un capitello o da una cuspide coperta da falde spioventi. La struttura è più o meno scolpita e ricca di decorazioni, ritengo più a causa della capacità di spesa del committente che al suo gusto estetico. Nella parte terminale superiore si apre una nicchia che contiene, sarebbe più corretto dire conteneva, l'effige di Cristo, della Madonna o di un Santo. Immediatamente sotto la nicchia si trova, solitamente, una lapide con una iscrizione votiva e una data. Devo confidarvi che trovo molto interessante la lettura delle lapidi perchè da esse si riesce a comprendere la nostra storia più autentica; quella scritta dalla gente comune nelle proprie dichiarazioni di fede. Molte edicole sono pregevoli anche sotto l'aspetto architettonico e ritengo auspicabile un loro censimento e una loro valorizzazione. Anche in questo caso devo tristemente concludere denunciando che le edicole votive di campagna sono oggetto da sempre di furti e danneggiamenti. I dipinti che in esse erano alloggiati da tempo oramai ornano le case dei soliti collezionisti mentre i capitelli, le mensole ed in generale i fregi in pietra, smontati senza troppo riguardo, fanno mostra di se in giardini privati. Spesso mi domando quale sia la molla che spinge alcune persone a saccheggiare il territorio in cui vivono, a deturparlo, a vilipenderlo. La risposta non l'ho ancora trovata ma dubito fortemente che si tratti della disperazione di gente bisognosa. Temo si tratti di una deriva dei valori.
lunedì 28 dicembre 2009
Natale in campagna
Avere venti gradi di temperatura nel giorno di Natale è davvero un'esperienza curiosa. Intendo dire che il freddo e la neve sono elementi del rito stesso della festa e la loro assenza sembra diminuirne il fascino. Questo inconsueto favore del clima, però, ha favorito le attività all'aria aperta e mentre molti si sono regalati belle passeggiate sul lungomare di Santo Spirito, io, neanchè a dirlo, ho trascorso la mattinata in campagna in compagnia della mia eroica bicicletta di nome Giulia. L'aria era primaverile, gli ulivi argentei e maestosi ed i muretti di pietre a secco apparivano bianchissimi per la intensa luce che il sole proiettava su di loro. Mi sono rilassata moltissimo. Torre di Spoto era in gran forma e sui davanzali delle sue finestre i passeri cantavano al sole. Bellissimo. Purtroppo devo segnalare che la grande cisterna pubblica denominata "pescara tre delle cinque" ubicata sulla via di Cela, a breve distanza da Torre di Spoto, si trova in condizioni di abbandono e versa in uno stato di rovina. Naturalmente non si tratta dell'unico scempio che ho incontrato sulla strada. La stessa Torre di Cela non se la passa bene e la Torre Carrieri che si trova in corrispondenza dell'incrocio per Torre di Spoto è pressochè diroccata. Certamente il triste primato del degrado spetta alla settecentesca villa de Ilderis, ubicata nelle vicinanze, che versa in uno stato di gravissimo degrado. Come ho già scritto in altri post, questo sembra l'inesorabile destino dei beni architettonici che si trovano nelle nostre campagne. Che peccato, però. Davvero non c'è niente da fare?
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